Patologie che impediscono la normale frequenza scolastica: come affrontarle

Risultati immagini per meet googleTratto da spunti di Guglielmo Trentin – Quaderni Pearson, 2019.

Esistono gravi patologie croniche o temporanee che costringono gli studenti a lunghe assenze da scuola, spesso ripetute nel tempo al fine di consentire azioni finalizzate al raggiungimento di totale guarigione, anche permanenti  che impediscono totalmente la frequenza scolastica.

Il MIUR ha istituito il servizio di Istruzione Domiciliare (ID), con l’obiettivo di consentire agli studenti costretti a lunghe degenze al di fuori di un istituto di cura (pensiamo ad alcune patologie oncologiche), di seguire un percorso di studi per alcune ore la settimana, di docenti presso la propria abitazione o la domiciliazione temporanea nei pressi del luogo di cura.
Manca in questa modalità un aspetto fondamentale: il collegamento tra l’alunno e la classe di provenienza .
Tale assenza comporta inevitabilmente la riduzione di relazioni sociali spesso è responsabile di un ulteriore malessere psicologico per lo studente che non può frequentare. 

Infatti, la relazione tra simili e con gli adulti all’esterno della sfera parentale, spesso unico confronto per lo studente, gioca un ruolo fondamentale  nello sviluppo della mente e delle abilità sociali, cognitive e metacognitive.

Al fine di favorire azioni di inclusione e di socializzazione in questi casi si deve agire realizzando il modello di classe ibrida inclusiva.

Le classi ibride si sviluppano negli spazi ibridi, ossia spazi dinamici prodotti dalla costante connessione delle persone alla rete Internet attraverso i propri dispositivi mobili o fissi, includendo così spazi e contesti remoti in quello percepito/vissuto al momento.
Dal punto di vista didattico, gli spazi ibridi, sfruttando la “liquidità” della loro componente digitale, offrono la possibilità di “diluire” la rigidità dei contesti istituzionali in un’ottica di apertura e di trasversalità, sia spazio-temporale, sia concettuale.
Questo consente di realizzare classi ibride in cui le dimensioni spaziali dell’aula e quelle del domicilio, nonché quelle temporali in cui si sviluppa l’attività didattica e di studio, vengono sublimate dalla dimensione digitale, estendendosi così ben oltre gli spazi e i tempi canonici convenzionali. 

Obiettivo dell’aula ibrida inclusiva è fare in modo che lo studente non fruisca passivamente le lezioni da casa ma si senta come se stesse in classe e, parimenti, la classe lo percepisca come parte di essa, come uno qualsiasi degli altri compagni presenti, realizzando così una piena inclusione socio-educativa. Da tutto ciò si può evincere come dietro il concetto di classe ibrida vi sia un mix di aspetti tecnologici, progettuali, didattico-pedagogici, metodologici e organizzativi.

A ben vedere, quelli appena enunciati sono gli elementi portanti di un qualsiasi processo di introduzione delle tecnologie nella didattica, e questo indipendentemente dalla presenza o meno di uno studente in situazione di disagio. Un processo che non può prescindere da un’adeguata e mirata formazione dei docenti riguardo un nuovo modo di progettare e far didattica.

Tornando alla classe ibrida inclusiva, possiamo quindi aggiungere che ciò che la caratterizza non è tanto la meccanica composizione di spazi reali e digitali quanto piuttosto l’essere sede di processi (o composizione di processi) di insegnamento-apprendimento centrati su strategie didattiche che favoriscano l’inclusione.

In questo senso le strategie didattiche che si sono dimostrate più efficaci sono quelle centrate sul coinvolgimento attivo e partecipativo dello studente non frequentante, così come degli studenti in aula . Tutto ciò, cercando nei limiti del possibile, di ricreare quella che potrebbe essere la tipica giornata di giovani in età scolare, distribuita fra momenti d’aula (spiegazioni, discussioni, lavori di gruppo, verifiche, ecc.) e momenti di studio a casa o comunque fuori dall’aula (individuale, a coppie, in gruppo).

(Guglielmo Trentin – Quaderni Pearson, 2019).

Come progettare una classe ibrida efficace?

Dobbiamo valutare attentamente i bisogni, le risorse tecnologiche e di rete al fine di soddisfare quattro tipiche funzionalità:

  • la comunicazione interpersonale,
  • la condivisione di risorse,
  • la co-costruzione (sviluppo collaborativo di artefatti).
  • Il rispetto della riservatezza dei dati (GDPR 679/2016)

Partiamo dalla tecnologia (ovviamente necessaria ma non sufficiente).

Casa Alunno

  • Notebook e tablet
  • WebCam
  • Cuffia con microfono wireless
  • Scanner
  • Stampante
  • Software per la realizzazione di video ed audio
  • Accesso alla rete internet a banda larga (30 Mbps download e 10 Mbps upload minimo)
  • Firewall fisico antiintrusione/antivirus con funzionalità di NAT (network address translation)

Scuola di appartenenza

  • LIM (Lavagna Interattiva Multimediale)
  • Notebook di controllo LIM
  • WebCam brandeggiabile
  • Cuffie con microfono wireless
  • Impianto audio
  • Tablet
  • Accesso alla rete internet a banda larga (500 Mbps download e 20 Mbps upload minimo)
  • Firewall fisico antiintrusione/antivirus con funzionalità di NAT (network address translation)

Cloud

  • Google Suite for Education
    • Google Classroom
    • Google Calendar
    • Google Presentation
    • Google Document
    • Google Forms
    • Google Meet (conference call)
    • Google Hangouts
    • Google Drive/Team 

Ma le tecnologie non bastano. 

Una completa trasformazione della didattica è condizione fondamentale. Gestire l’apprendimento in “remoto”, coinvolgere lo studente dal proprio domicilio significa rimodulare le attività d’aula, creando situazioni che possano coinvolgere l’intera classe in momenti ed azioni specifiche ben armonizzate, con lo scopo di porre l’alunno (tutti) al centro del processo educativo. 

La pianificazione degli incontri (non tutte le attività possono essere condivise in “conference call”), la puntuale preparazione di unità didattiche condivise in cloud (Google Suite for Education è una incredibile soluzione), la gestione dei processi (consegna, sviluppo e verifica degli apprendimenti) con soluzioni sicure (Google Classroom) sono indispensabili per ottenere successo dell’azione didattica/educativa.

Fondamentale è comunque creare un team di docenti che credano nella modalità ibrida e nel contempo stimolare gli studenti nel collaborare in modo significativo nella progettazione e realizzazione in tutte le fasi.

Vuoi approfondire il tema? invia una e-mail all’indirizzo pnsd.cloud@gmail.com

 

Padlet per una didattica inclusiva

Padlet


Padlet
è una Applicazione Web che consente di raccogliere facilmente in un’unica pagina online, contenuti multimediali da pubblicare e condividere.
E’ una vera e propria “bacheca virtuale” sulla quale possiamo caricare e posizionare dove vogliamo qualsiasi tipo di file: immagini, pdf, video (ciascuno non superiore a 25 MB) o links per accedere a siti o ad altri servizi online condivisibili (ad es files su GoogleDrive).
Il primo vantaggio è la facilità di utilizzo, perché con un semplice doppio click si apre la finestra contestuale per procedere con l’inserimento del nostro post e dei rispettivi allegati (oppure si può utilizzare la procedura di trascinamento del file , dal nostro PC alla “bacheca”).
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Queste diverse possibilità rendono interessante l’uso di Padlet nella didattica perché consentono di creare gruppi di studenti che lavorino in modalità collaborativa e online su un progetto.